IMPIANTI dentali e Implantologia

L'implantologia dentale e quindi la protesi su impianti, è uno dei punti di forza del nostro studio di odontoiatria specialistica; abbiamo il privilegio di collaborare, da quasi 20 anni, con il Dr. Fabio Carboncini esperto protesista implantologo, presidente eletto dell'Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica, una delle più prestigiose società scientifiche italiane in campo odontoiatrico. Vedi curriculum




  Capiamo cosa sono gli impianti dentali:
tutto quello che dovete sapere

La perdita dei denti naturali
La perdita dei denti naturali

Nella persona adulta, la perdita parziale o totale dei denti è vissuta come inizio precoce di vecchiaia, una condizione di decadimento fisico e psico-emotivo.
Nella scala dello stress di Holmes e Roche, la perdita dei denti rappresenta una delle maggiori cause di stress; è infatti classificata al terzo posto dopo la morte del coniuge e il divorzio.
La perdita della funzione masticatoria costituisce per molti una grave invalidità funzionale ed estetica.

Il problema

La perdita dei denti naturali viene trattata ricorrendo a protesi mobili o ponti sostenuti da denti sani opportunamente limati e ridotti di dimensione (sacrificio biologico del dente naturale).
L'utilizzo di protesi mobili (dentiere e scheletrati) può ridurre la capacità di masticazione e generare un senso d’insicurezza. Gli effetti si ripercuotono inevitabilmente sulla salute, sull’equilibrio psicologico e sulla vita di relazione.

La soluzione: gli impianti dentali

Importanti ricerche nel campo della medicina e delle biotecnologie hanno portato alla scoperta del fenomeno biologico noto come osteointegrazione consentendo l’evoluzione dell’implantologia dentale.
È stato dimostrato che impianti biocompatibili in titanio puro, posizionati mediante tecniche chirurgiche adeguate, si integrano nell’osso in maniera stabile e duratura rappresentando così una soluzione affidabile e sicura per il paziente.



  Campi d’impiego dell’implantologia dentale


Dente singolo

Gli impianti dentali consentono di replicare fedelmente la funzione e l'estetica dei denti naturali oltre che a garantirecomfort e salute.
A differenza di quanto accade quando si ricostruisce un dente singolo con un ponte  tradizionale, i denti adiacenti sani non sono  sacrificati. È l’impianto a sostenere il dente singolo mancante e non i denti vicini. Il ponte  comporta quindi un sacrificio biologico dei denti naturali mentre l’impianto ne preserva l’integrità. Guarda il video


Denti multipli

Nei casi in cui siano assenti più elementi dentali posteriori, il ponte tradizionale non è eseguibile e fino a poco tempo fa, si utilizzavano le protesi rimovibili ancorate in maniera più o meno stabile a denti residui.
In questi casi invece gli impianti consentono di  ripristinare la funzione masticatoria e l’estetica dentale con protesi assolutamente fisse con un risultato simile a quello della dentatura naturale.


Impianti con "carico immediato"

In casi molto selezionati gli impianti possono venir “caricati” immediatamente, vale a dire, contemporaneamente all’inserimento dell’impianto, viene inserita subito una protesi provvisoria in attesa che si completi il periodo di osteoingrazione. Questa procedura, chirurgicamente piuttosto delicata, consente al paziente di avere subito i denti
preservando così l’integrità estetica e funzionale. Guarda il video


Arcata completa superiore o inferiore

Nella maggior parte dei casi sono sufficienti solo quattro o cinque impianti per ancorare
permanentemente una protesi totale superiore o inferiore. A differenza della stabilità precaria delle protesi mobili tradizionali che sono mantenute in posizione mediante l’uso di adesivi, le protesi totali su impianti rimangono stabilmente in posizione, anche in fase di masticazione. Guarda il video

Posizionamento computerizzato degli impianti


Computer guided implant surgery

Grazie alla radiologia CBCT, (una tecnica di imaging biomedico) la moderna implantologia può ora contare  su immagini tridimensionali capaci mostrare al clinico fedeli riproduzioni del corpo umano e quindi migliorare notevolmente la qualità della diagnostica e delle terapie.
La tecnica tridimensionale permette di simulare a priori un intervento di chirurgia implantare riducendo così i rischia carico del paziente.
Tale tecnica consente di avere informazioni altrimenti non ottenibili sull’area implantare e sulle strutture anatomiche ad esso connesse.
Il  posizionamento  computerizzato  degli  impianti, riservato unicamente a casi specificatamente selezionati, rende possibile il trattamento di casi complessi con grande predicibilità di risultato e sicurezza per il paziente.



  Le domande frequenti

Le domande frequenti


  • Gli interventi d’implantologia dentale vanno eseguiti da specialisti?

    In termini medico legali il dentista generico è abilitato a mettere gli impianti, ma come per tutti gli interventi chirurgici, l’abilità e l’esperienza del chirurgo giocano un ruolo fondamentale nell’abbassare la percentuale d’insuccesso che esiste in qualsiasi atto medico e a maggior ragione per quello chirurgico.


  • Esiste la possibilità di rigetto?

    No, perché il titanio è un materiale assolutamente biocompatibile, in quanto del tutto inerte dal punto di vista biologico.  Esiste, invece, la possibilità di “fallimento implantare”, che può verificarsi immediatamente oppure a medio o lungo termine (vedi oltre nella sezione “Fallimento”); ancora una volta l’esperienza e l’abilità del chirurgo determinano una percentuale maggiore o minore di fallimenti.


  • Quali sono i pazienti idonei all'implantologia?

    In questa categoria possono essere inclusi:

  • Pazienti in assenza di gravi malattie generali non controllate farmacologicamente (es: il diabete, malattie del sangue etc.). Tali malattie possono essere diagnosticate prima dell’intervento attraverso un’attenta anamnesi (storia clinica del paziente), analisi esami del sanguee strumentali (radiografie etc.).

  • Pazienti in assenza di parodontopatie non curate (piorrea).

  • Pazienti che, in seguito a trauma, hanno perso alcuni denti nell’ambito di una dentatura sana.

  • Pazienti portatori di protesi rimovibili parziali (scheletrati) o totali (dentiere complete) che per ragioni funzionali, estetiche o psicologiche necessitano di una protesi fissa.

  • Pazienti che hanno già eseguito riabilitazioni dentali con ponti fissi che necessitano di rifacimento, i cui pilastri (denti su cui si appoggia la protesi) non danno garanzie di durata.

  • Giovani che hanno concluso la fase di crescita, di solito 16 anni per le femmine e 18 anni per i maschi, a cui mancano alcuni denti permanenti (agenesia, ectopia o inclusione dentale)

  • Non ci sono limiti di età, tuttavia si deve valutare, per ogni caso clinico, la reale condizione psico-fisica del paziente.


  • Tutti pazienti possono ricorrere all’implantologia?

    In generale tutte le persone adulte possono ricorrere agli impianti ma ogni paziente deve essere esaminato attentamente, perché sono necessarie condizioni ben precise che consentano di utilizzare questo tipo di trattamento:

  • Una sufficiente quantità di osso per l’inserimento dell’impianto; per tale valutazione, oltre alle tradizionali indagini radiografiche (radiografie endorali, ortopantomografia), al paziente può essere richiesta la tomografia computerizzata (TAC), o meglio ancora una CBCT (elaborazioni 3D) che fornisce la rappresentazione precisa e tridimensionale della porzione di osso in esame.

  • Un’altra condizione basilare è che il paziente non sia affetto da parodontopatia in fase attiva (comunemente conosciuta come “piorrea”). Una diagnosi attenta ed un’adeguata terapia parodontale permetterà di sottoporre ad interventi di implantologia anche questa fascia di pazienti.

  • Un altro fattore importante da considerare è il fumo. Recentemente sono state pubblicate ricerche cliniche che dimostrano come il fumo abbia un effetto negativo a livello parodontale (strutture di sostegno de dente) e implantare. I pazienti che fumano più di 10 sigarette al giorno devono essere valutati con molta prudenza.


  • Nel caso ci sia poco osso, è possibile eseguire la chirurgia impiantare?


Di solito è comunque possibile.
L’osso, infatti, può essere ricostruito mediante tecniche rigenerative  che prevedono l’utilizzo di membrane ed innesti d’osso autologo (del paziente stesso) o di altri materiali biocompatibili.
Ad esempio nell’arcata superiore la presenza del seno mascellare, una cavità posta sopra la regione molare può, in alcuni casi, impedire il posizionamento di impianti. E' possibile riempire parzialmente la cavità con un innesto osseo e quindi procedere all’inserimento degli impianti. Guarda il video

Anche nei casi di mancanza estrema di osso esistono tecniche chirurgiche in grado di consentire l’inserimento degli impianti dentali ma i tempi e le tecniche sono molto più lunghe e complesse  ed, in alcuni casi, non prive di rischi.


Le domande frequenti su come si svolge l'intervento

  • Per sottoporsi all'intervento, è necessario essere ricoverati in ospedale?

    No. Nella maggioranza dei casi l’intervento è ambulatoriale ed eseguito in anestesia locale. La sala operativa viene però adeguatamente preparata con tutte le rigorose norme di sterilità di un ospedale per poter eseguire l’intervento in massima sicurezza. Se necessaria e richiesta anche dal paziente, può essere praticata una blanda sedazione per ridurre il livello d’ansia ed aumentare il suo stato di comfort.


  • Il trattamento è doloroso?

    No. Si opera in anestesia locale utilizzando anestetici appositamente sviluppati per la chirurgia orale. Tali anestetici sono molto efficaci e producono una profonda anestesia.
    Il paziente non avverte alcun dolore. Terminata la fase chirurgica verranno prescritti farmaci analgesici antinfiammatori in grado di controllare efficacemente l’eventuale (non sempre presente) insorgenza di dolore post-operatorio. Il decorso post-operatorio è di norma assimilabile ad una normale estrazione dentale.


  • Esattamente come si procede?

    Il passaggio dall’intervento chirurgico all'inserimento della protesi si articola in due o tre fasi, a seconda del caso clinico:

    fase 1: gli impianti in titanio vengono inseriti nell’osso mediante un intervento chirurgico; segue un tempo di attesa variabile, che può andare da 2 a 9 mesi, per permettere all’impianto di osteointegrarsi.

    fase 2: al termine del periodo di osteointegrazione, con un piccolo intervento della durata di 15 minuti, viene eseguita la scopertura dell’impianto e applicata una "vite di guarigione" che affiora alla superficie della gengiva e che ne consentirà l’adattamento morfologico.

    fase 3: avvenuta la guarigione della gengiva, si procede all’esecuzione della corona (cioè del dente artificiale) ed alla sua fissazione all’impianto.



    fase 1/2 simultanea: in alcuni casi clinici, la prima fase prevede il posizionamento dell’impianto e la connessione del pilastro di guarigione in un unico momento operatorio, per cui, dopo l’osteointegrazione, si procede direttamente alla fase protesica.

    fase 1/2/3 simultanee: in alcuni casi selezionati, è possibile posizionare la protesi fissa provvisoria nella stessa seduta o qualche giorno dopo il posizionamento dell’impianto. Questa metodica si definisce "carico immediato".

    Il chirurgo esperto, dopo un’attenta fase diagnostica, illustrerà quale tipo di operatività (una, due o tre fasi) sarà più idonea per quello specifico caso clinico.


  • Quanti impianti è necessario posizionare?

    Il numero d’impianti dipende dal numero di elementi dentali mancanti. Escludendo le riabilitazioni totali (paziente senza alcun dente inferiormente o superiormente), di norma si posiziona un impianto per ciascun dente mancante, oppure due impianti per tre denti mancanti (ponte su impianti). Quando si posizionano due o più impianti, l’uno accanto all’altro, solitamente le corone sono saldate fra di loro per meglio resistere alle forze della masticazione.



  Rischi e complicanze



  • Quali possono essere i rischi e le complicanze dell’intervento chirurgico?

    I rischi e le complicanze, dal punto di vista generale, sono paragonabili a un comune trattamento chirurgico odontoiatrico se il paziente è in buona salute.
    I rischi e le complicanze locali sono assai ridotte eseguendo una diagnosi corretta e utilizzando immagini radiografiche quali la TAC e la CBCT.

    Nell’arcata inferiore, in alcune situazioni, si può operare in vicinanza di terminazioni nervose, per cui può talvolta persistere un leggero formicolio per qualche settimana, o al massimo, qualche mese.  Questa evenienza è rara ma in alcuni casi può essere permanente, quindi l’abilità e l’esperienza del chirurgo sono fondamentali per azzerare questo rischio.

    In pazienti anziani è più frequente il formarsi di ematomi e l’eventuale gonfiore non deve destare preoccupazione  tale evenienza non può essere considerata una complicanza ma un fattore del normale decorso post-operatorio. La terapia farmacologica con antinfiammatori limiterà il gonfiore. Per ogni singola zona operata saranno fornite tutte le informazioni sui possibili rischi e le complicanze specifiche.


  • Quali possono essere i rischi o le complicanze tardive delle protesi sostenute da impianti osteointegrati?

    Le complicanze delle protesi su impianti dentali sono rare, tuttavia, si possono verificare negli anni alcuni inconvenienti di carattere infiammatorio o meccanico:

    •  In caso di non adeguata attuazione delle necessarie manovre domiciliari di igiene orale o inosservanza dei controlli periodici stabiliti, gli impianti, come i denti naturali, possono andare incontro a fenomeni di infiammazione causati dalla placca batterica e dal tartaro. Le infezioni batteriche (perimplantiti) non trattate, possono progredire fino alla perdita dell’impianto; al minimo fastidio o dolore, il paziente deve richiedere una visita di controllo. Casi iniziali di perimplantiti sono facili da curare!

    •  Le protesi dentali definitive vengono generalmente fissate agli impianti mediante viti o cementi particolari. Con la prolungata funzione e l’usura, le viti di fissazione delle protesi possono svitarsi o fratturarsi. Il cemento con il tempo pu  perdere la sua funzione di ritenzione; in tal caso, la protesi comincia ad avere una certa mobilità e, anche in assenza di dolore o fastidio, la protesi deve essere immediatamente riavvitata o ricementata per evitare danni agli impianti e fratture delle viti di fissazione. Anc e in questo caso   molto importante, quindi, che il paziente richieda una visita di controllo.

    Per tutti questi motivi è fortemente sconsigliabile eseguire interventi di chirurgia implantare all’estero do e risulterà impossibile attuare idonei programmi di controllo e monitoraggio o intervenire precocemente nella risoluzione di qualsiasi inconveniente possa accadere.


Terapia farmacologica

Studi clinici effettuati su un elevato numero di casi hanno dimostrato una percentuale di successo maggiore nei pazienti che hanno eseguito una terapia pre/post operatoria con antibiotici a largo spettro e con antinfiammatori di ultima generazione.
L’utilizzo di clorexidina pre/post operatoria permette inoltre di ottenere una riduzione significativa delle complicanze infettive.



  Il fallimento


Il rigetto dell’impianto dentale come fenomeno biologico, oggi è stato ampiamente risolto non costituisce più un problema; esiste però il fallimento impiantare che un è fenomeno diverso e che può essere di tipo immediato o a lungo termine:

  • Il fallimento immediato è costituito mancata osteointegrazione dell’impianto prima della fase protesica;  un’evenienza rara e ancora non ben chiarita nel suo meccanismo d’insorgenza; dalla nostra esperienza e dai dati pubblicati in letteratura scientifica, gli insuccessi immediati rappresentano il 3-5% dei casi.
    Proprio perchè evento raro, i fabbricanti d’impianti leader e chirurghi seri, garantiscono l’impianto prevedendone la sostituzione in modo totalmente gratuito.
    Nel caso di riabilitazioni estese o di protesi di più denti, in fase di progettazione chirurgico-implantare, occorre prevedere un numero di impianti tale da avere un “margine di sicurezza” su cui contare in caso di insuccesso.

  • Il fallimento a medio-lungo termine può essere invece causato da un non corretto mantenimento dell’impianto. E' fondamentale che il paziente si sottoponga a controlli periodici e che curi scrupolosamente la propria igiene orale. Il paziente, oltre alle normali procedure d’igiene professionale, sarà sottoposto ad un rigoroso e periodico controllo clinico degli impianti e, una volta ogni due anni, ad un controllo radiografico.

Una causa di fallimento può essere costituita dalle parafunzioni nei pazienti bruxisti che sovraccaricano gli impianti dentali in modo continuativo e con forze tangenziali; in questo caso si procede proteggendo i denti e gli impianti con delle placchette rimovibili chiamate “bite”.

Un’altra rara causa di fallimento è la frattura dell’impianto o delle viti di collegamento tra dente ed impianto; questo evento può accadere per sovraccarichi masticatori sconsiderati (pazienti che rompono oggetti con i denti) o per parafunzioni eccessive, come nei pazienti bruxisti compulsivi.


  • Cosa accade in bocca quando un impianto fallisce?

    Il danno biologico residuo, nel caso di un fallimento implantare con i moderni impianti,   inesistente. La perdita dell’impianto é paragonabile all’estrazione di un dente monoradicolato (ad es. un incisivo) e, nella maggior parte dei casi, non pregiudica la possibilità di posizionare un altro impianto immediatamente o dopo guarigione avvenuta (2-3 mesi).


Controllo dei fattori di rischio

Alcune situazioni cliniche associate ad un maggior rischio di fallimento sono:

  • fumo di sigaretta
  • malattia parodontale (piorrea) in atto
  • osso di scarsa qualità
  • carico protesico precoce in casi non idonei
  • pazienti digrignatori (bruxisti) non protetti

L’utilizzo di impianti corti permette di ampliare il trattamento alla quasi totalità dei pazienti.

E' necessaria comunque un’approfondita indagine diagnostica ed un’esperta progettazione da parte del chirurgo per valutare l’idoneità del paziente al trattamento implantare.


Durata e mantenimento

  • Quanto dura un impianto dentale?

    Quando un impianto si è integrato con l’osso non c'è  limite alla sua durata, purché il paziente mantenga una scrupolosa igiene domiciliare e si sottoponga a controlli periodici; ovviamente tutta la procedura di riabilitazione deve essere eseguita correttamente da professionisti di comprovata esperienza.

  • Si può re-intervenire sulle protesi sostenute da impianti?

    Si, tutte le protesi sono fissate agli impianti mediante viti o cementi particolari e possono essere rimosse dal protesista qualora se ne rilevasse la necessità.


Passaporto implantare

E' un documento e una certificazione rilasciata al paziente dopo l’intervento chirurgico contenente informazioni sui prodotti utilizzati e costituisce la garanzia di qualità dei componenti. Può essere utile in caso di permanenza all’estero (o trasferimenti in altre città) perché consente ad altri specialisti di poter intervenire conoscendo esattamente le caratteristiche dell’impianto.



  Curriculum Dr. Fabio Carboncini

Curriculum Dr. Fabio Carboncini

Laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria a Siena nel 1985. La sua Tesi di Laurea viene pubblicata sul numero speciale della Rivista Italiana di Stomatologia distribuita al Congresso Mondiale della Federazione Dentaria Internazionale svoltosi a Manila nel 1986. Sempre nel 1986 è invitato a partecipare come relatore al Congresso Nazionale della Società Italiana di Endodonzia.

Dal 1987 al 1990 collabora in maniera esclusiva con uno degli studi più prestigiosi d’Europa, lo Studio di Odontoiatria dei dottori Carnevale, Di Febo e Fuzzi a Bologna. In seguito partecipa ai corsi annuali del Dr. Castellani, del Dr. Clauser e nuovamente al corso biennale del Dr. Di Febo, e frequenta altri corsi di aggiornamento in Italia e all'estero su vari aspetti dell'Odontoiatria.

Esercita attività libero-professionale in campo protesicorestaurativo, implantoprotesico e chirurgico nel proprio studio a Colle Val d'Elsa e, con pratica dedicata alla perioprotesi e all'implantoprotesi, a Firenze in collaborazionecon il prof. Massimo de Sanctis. Relatore su argomenti protesici e implantologici in corsi e congressi nazionali e internazionali. Docente al Corso Master in Parodontologia dell'Università di Siena dal 2004 al 2011.

Già socio attivo dell'Accademia Italiana di Endodonzia. Socio attivo della European Academy of Osseointegration. Membro del Consiglio Direttivo del CIC (Comitato Intersocietario di Coordinamento delle Associazioni Odontostomatologiche Italiane). Socio attivo, membro del Consiglio Direttivo e adesso Presidente eletto dell'Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica, la società scientifica italiana più prestigiosa che raccoglie tutti i maggiori protesisti d’Italia.

Collabora stabilmente con lo studio di Odontoiatria Specialistica di Pontedera dal 1990.

Iscritto all'albo degli odontoiatri di Siena n°24.




  Casi clinici risolti

Denti Anteriori su Impianti


Incisivo laterale su impianto post-estrattivo a carico immediato



Incisivo laterale fratturato in modo irreparabile. In presenza di condizioni cliniche idonee, sono state eseguite contestualmente l'estrazione, la sostituzione con un impianto e l'inserimento di un provvisorio immediato. Dopo sei mesi è statarealizzata la corona in oro ceramica definitiva.


Un impianto e tre faccette



Giovane paziente con incisivo centrale sinistro perso a causa di un incidente e sostituito con un provvisorio. Il paziente chiedeva di eliminare il provvisorio e di chiudere gli spazi fra gli incisivi.
E' stato quindi inserito un impianto e in seguito realizzate una corona e tre faccette.
Restauro protesico eseguito con un impianto, una corona e tre faccette in disilicato di litio. METAL-FREE


Sostituzione di un incisivo centrale con un impianto post-estrattivo immediato



Incisivo centrale superiore destro fratturato durante una partita di calcio. Sostituzione con un impianto dopo estrusione ortodontica della porzione di dente residuo e protesizzazione immediata. Restauro protesico eseguito con un impianto e una corona in zirconia-ceramica.


Sostituzione di un incisivo laterale con un impianto a carico immediato



L'incisivo laterale di sinistra mancava da molti anni e la paziente portava una protesi rimovibile.
E' stato inserito un impianto e un provvisorio fisso immediato in quanto clinicamente idonea a tale metodica; è stata ricostruita anche la cuspide del canino in materiale composito. Restauro protesico eseguito con un impianto e una corona in metalceramica.


Denti Posteriori su Impianti


Due premolari superiori



La paziente era portatrice di protesi parziale rimovibile, ma desiderava liberarsene.
La quantità e qualitàdi osso a disposizione ha reso possibile l'inserimento di due impianti e la loro immediata protesizzazione con le corone (carico immediato).
Restauro protesico eseguito con due impianti e due corone in metal ceramica.


Un molare e un premolare inferiore



Paziente parzialmente edentula riabilitata con protesi fissa su impianti nell'emiarcata inferiore destra. Restauro protesico eseguito con 3 impianti e due corone in oro-ceramica.


Un molare e un premolare inferiore



Mancanza di tutti i denti posteriori dell'emiarcata superiore destra.
Restauro protesico eseguito con 3 impianti e un ponte di 4 elementi in oro-ceramica.


Un molare e un premolare inferiore



Paziente parzialmente edentula nell'emiarcata inferiore sinistra, riabilitata grazie al reintegro di due molari e un premolare supportati da impianti. Restauro protesico eseguito con tre impianti e tre corone in oro-ceramica.





Ciascuna di queste terapie è affidata a singoli dentisti esperti nelle varie branche odontoiatriche, al fine di garantire risultati costanti, prevedibili e duraturi nel tempo.